Venerdì 6 marzo 2026, nella chiesa di Semonte, la celebrazione delle Mani Maestre ha assunto il tono di una serata profondamente sentimentale, segnata da un forte senso di appartenenza e da racconti capaci di toccare chi era presente. Il filo conduttore dell’incontro è stato il cammino dell’Archivio, ripercorso attraverso i luoghi e le persone che ne hanno accompagnato la nascita e la crescita.

Tra i momenti più intensi, il racconto di Barbara, che ha riportato alla memoria la storia della famiglia Saldi con la sensibilità della nipote del fondatore e con l’energia di chi oggi ha scelto di proseguire l’attività di famiglia. Un passaggio che ha dato voce non solo a un’impresa, ma a un’eredità fatta di lavoro, affetto e continuità. Non sono mancati gli aneddoti, come quello che ha strappato più di un sorriso: per convincere il nonno Peppe, ormai anziano, a smettere di lavorare, i figli arrivarono persino a staccargli di nascosto la luce.

Un’altra pagina della serata è stata affidata a don Armando, che attraverso fotografie e ricordi ha dato volto e storia al campanile, intrecciando il proprio racconto con quello di Peppe de’ Saldi e dei tanti volontari che hanno dedicato tempo e competenze alla costruzione. In quel passaggio, tra memoria condivisa e assenze sentite, non è mancata l’emozione: qualche lacrima è scesa nel ricordo di chi non c’è più.

La serata si è chiusa nel segno della gratitudine verso tutti i partecipanti e con le parole di Cesare Pavese, che sembrano restituire bene lo spirito dell’incontro: “Non so di preciso cosa sia la magia, ma so che inizia sempre quando non te ne vuoi più andare. Dai luoghi, dai pensieri, dalle persone.”

Venerdì 6 marzo 2026, nella chiesa di Semonte, la celebrazione delle Mani Maestre ha assunto il tono di una serata profondamente sentimentale, segnata da un forte senso di appartenenza e da racconti capaci di toccare chi era presente. Il filo conduttore dell’incontro è stato il cammino dell’Archivio, ripercorso attraverso i luoghi e le persone che ne hanno accompagnato la nascita e la crescita.

Tra i momenti più intensi, il racconto di Barbara, che ha riportato alla memoria la storia della famiglia Saldi con la sensibilità della nipote del fondatore e con l’energia di chi oggi ha scelto di proseguire l’attività di famiglia. Un passaggio che ha dato voce non solo a un’impresa, ma a un’eredità fatta di lavoro, affetto e continuità. Non sono mancati gli aneddoti, come quello che ha strappato più di un sorriso: per convincere il nonno Peppe, ormai anziano, a smettere di lavorare, i figli arrivarono persino a staccargli di nascosto la luce.

Un’altra pagina della serata è stata affidata a don Armando, che attraverso fotografie e ricordi ha dato volto e storia al campanile, intrecciando il proprio racconto con quello di Peppe de’ Saldi e dei tanti volontari che hanno dedicato tempo e competenze alla costruzione. In quel passaggio, tra memoria condivisa e assenze sentite, non è mancata l’emozione: qualche lacrima è scesa nel ricordo di chi non c’è più.

La serata si è chiusa nel segno della gratitudine verso tutti i partecipanti e con le parole di Cesare Pavese, che sembrano restituire bene lo spirito dell’incontro: “Non so di preciso cosa sia la magia, ma so che inizia sempre quando non te ne vuoi più andare. Dai luoghi, dai pensieri, dalle persone.”