Centocinquanta gradini per arrivare in cima. E poi, all’improvviso, uno studio sospeso tra i tetti di Genova, a due passi dalle nuvole: quadri, libri, oggetti, colori — e un blu oltremare che ha più di cento anni. È qui che il 1° aprile 2026 l’Archivio delle Mani Maestre ha incontrato Gabriele Gelatti, maestro del risseau e figura straordinaria nel panorama dell’arte e dell’artigianato ligure.

Il risseau è un’antica tecnica musiva in cui i mosaici prendono forma da ciottoli arrotondati dal lavorio dell’acqua, tipici delle corti e dei sagrati della Liguria. Gelatti ne è custode e interprete, capace di trasmettere con la stessa naturalezza la tecnica e il senso profondo di un gesto che si ripete da secoli. Nel suo studio, ogni oggetto racconta una storia, ogni colore ha un’età — e il tempo sembra scorrere in modo diverso.

Ma è nelle sue parole che si nasconde la vera essenza del fare con le mani: “A volte, quando componi il disegno e prendi un singolo ciottolo, è la mano che, senza vedere, trova il pezzo giusto dal mucchio. È come se vedessi meglio attraverso le mani: più le lascio libere, senza il mio controllo, più sono in grado di esprimersi e produrre bellezza.” Una dichiarazione poetica e precisa insieme, che racconta meglio di qualsiasi spiegazione il rapporto tra maestria e intuizione, tra tecnica e abbandono.

Centocinquanta gradini per arrivare in cima. E poi, all’improvviso, uno studio sospeso tra i tetti di Genova, a due passi dalle nuvole: quadri, libri, oggetti, colori — e un blu oltremare che ha più di cento anni. È qui che il 1° aprile 2026 l’Archivio delle Mani Maestre ha incontrato Gabriele Gelatti, maestro del risseau e figura straordinaria nel panorama dell’arte e dell’artigianato ligure.

Il risseau è un’antica tecnica musiva in cui i mosaici prendono forma da ciottoli arrotondati dal lavorio dell’acqua, tipici delle corti e dei sagrati della Liguria. Gelatti ne è custode e interprete, capace di trasmettere con la stessa naturalezza la tecnica e il senso profondo di un gesto che si ripete da secoli. Nel suo studio, ogni oggetto racconta una storia, ogni colore ha un’età — e il tempo sembra scorrere in modo diverso.

Ma è nelle sue parole che si nasconde la vera essenza del fare con le mani: “A volte, quando componi il disegno e prendi un singolo ciottolo, è la mano che, senza vedere, trova il pezzo giusto dal mucchio. È come se vedessi meglio attraverso le mani: più le lascio libere, senza il mio controllo, più sono in grado di esprimersi e produrre bellezza.” Una dichiarazione poetica e precisa insieme, che racconta meglio di qualsiasi spiegazione il rapporto tra maestria e intuizione, tra tecnica e abbandono.