Il 5 novembre 2022 la Casa di Sant’Ubaldo di Gubbio ha ospitato la presentazione ufficiale dell’Archivio delle Mani Maestre, il progetto ideato da Patrizia Ramacci che proprio nella cittadina umbra ha scelto la propria casa. Non un semplice annuncio, ma un vero convegno, pensato per mettere a confronto sguardi diversi su un tema che solo in apparenza riguarda un singolo gesto — imprimere una mano in un calco — e che invece intreccia economia, patrimonio culturale, medicina e formazione artistica.
A moderare gli interventi è stato Carlo Paciaroni, presidente dell’associazione fiorentina Imparalarte, che ha guidato un confronto tra voci lontane per formazione ma convergenti nell’interesse per il tema. Ha aperto la riflessione Stefano Micelli, professore ordinario di economia all’Università Ca’ Foscari di Venezia e tra i più autorevoli studiosi italiani del rapporto fra artigianato, innovazione e nuove tecnologie: la sua presenza ha portato al convegno una prospettiva che va oltre la nostalgia per i mestieri d’un tempo, per parlare invece del valore economico e culturale che il saper fare manuale continua a produrre. Patrizia Nardi, esperta di valorizzazione del patrimonio culturale e di candidature Unesco, ha inquadrato il progetto nella cornice più ampia della tutela internazionale dei saperi immateriali, mentre Stefania Baldinotti, dell’Istituto Centrale del Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura, ha portato la voce delle istituzioni chiamate a censire e proteggere questo tipo di eredità. Ad ampliare ulteriormente lo sguardo sono intervenuti Alessandro Amanti, dirigente medico ortopedico dell’ospedale di Fabriano, che ha offerto una lettura quasi anatomica del gesto artigiano — il modo in cui mano, muscoli e articolazioni si trasformano con l’esercizio ripetuto di un mestiere — ed Enrico Aceti, già vice direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che ha portato il punto di vista di chi forma, da anni, le mani di nuove generazioni di artisti.
Mentre il convegno si svolgeva, in una delle sale della Casa di Sant’Ubaldo prendeva forma la prima, piccola mostra dell’Archivio: i calchi delle mani dei maestri artigiani raccolti nei mesi precedenti, esposti come testimonianza concreta dell’idea che anima l’intero progetto, quella di costruire una raccolta tangibile, riconoscibile e duratura delle mani custodi del saper fare. Non un’illustrazione a parole, ma la prova materiale, lì, a portata di sguardo di chi era intervenuto all’incontro.
Il 5 novembre 2022 la Casa di Sant’Ubaldo di Gubbio ha ospitato la presentazione ufficiale dell’Archivio delle Mani Maestre, il progetto ideato da Patrizia Ramacci che proprio nella cittadina umbra ha scelto la propria casa. Non un semplice annuncio, ma un vero convegno, pensato per mettere a confronto sguardi diversi su un tema che solo in apparenza riguarda un singolo gesto — imprimere una mano in un calco — e che invece intreccia economia, patrimonio culturale, medicina e formazione artistica.
A moderare gli interventi è stato Carlo Paciaroni, presidente dell’associazione fiorentina Imparalarte, che ha guidato un confronto tra voci lontane per formazione ma convergenti nell’interesse per il tema. Ha aperto la riflessione Stefano Micelli, professore ordinario di economia all’Università Ca’ Foscari di Venezia e tra i più autorevoli studiosi italiani del rapporto fra artigianato, innovazione e nuove tecnologie: la sua presenza ha portato al convegno una prospettiva che va oltre la nostalgia per i mestieri d’un tempo, per parlare invece del valore economico e culturale che il saper fare manuale continua a produrre. Patrizia Nardi, esperta di valorizzazione del patrimonio culturale e di candidature Unesco, ha inquadrato il progetto nella cornice più ampia della tutela internazionale dei saperi immateriali, mentre Stefania Baldinotti, dell’Istituto Centrale del Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura, ha portato la voce delle istituzioni chiamate a censire e proteggere questo tipo di eredità. Ad ampliare ulteriormente lo sguardo sono intervenuti Alessandro Amanti, dirigente medico ortopedico dell’ospedale di Fabriano, che ha offerto una lettura quasi anatomica del gesto artigiano — il modo in cui mano, muscoli e articolazioni si trasformano con l’esercizio ripetuto di un mestiere — ed Enrico Aceti, già vice direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che ha portato il punto di vista di chi forma, da anni, le mani di nuove generazioni di artisti.
Mentre il convegno si svolgeva, in una delle sale della Casa di Sant’Ubaldo prendeva forma la prima, piccola mostra dell’Archivio: i calchi delle mani dei maestri artigiani raccolti nei mesi precedenti, esposti come testimonianza concreta dell’idea che anima l’intero progetto, quella di costruire una raccolta tangibile, riconoscibile e duratura delle mani custodi del saper fare. Non un’illustrazione a parole, ma la prova materiale, lì, a portata di sguardo di chi era intervenuto all’incontro.










