Quando le mani parlano al Medioevo
Giovedì 26 settembre, nella Sala Azzurra del Centro Servizi Santo Spirito di Gubbio, Mani Maestre ha trovato la sua cornice naturale: il Festival del Medioevo.
Patrizia Ramacci, ideatrice del progetto, ha raccontato al pubblico un archivio che è insieme omaggio e memoria: i calchi delle mani dei grandi maestri artigiani e artisti italiani, conservati come simboli vivi di una cultura del fare che attraversa i secoli. Non è una coincidenza che questo progetto abbia trovato casa proprio a Gubbio e proprio in questo festival — perché molte delle storie custodite nell’archivio affondano le radici nel Medioevo, in botteghe che non hanno mai smesso di tramandare la loro arte di generazione in generazione.
A dare ulteriore spessore alla mattinata, la presenza di Alessandro Marzo Magno: giornalista e storico veneziano, autore di oltre venticinque libri, voce autorevole della divulgazione storica italiana. Un testimone d’eccezione per un progetto che dimostra come il restauro e l’artigianato siano capaci di rendere contemporaneo un tempo apparentemente lontano.
Quando le mani parlano al Medioevo
Giovedì 26 settembre, nella Sala Azzurra del Centro Servizi Santo Spirito di Gubbio, Mani Maestre ha trovato la sua cornice naturale: il Festival del Medioevo.
Patrizia Ramacci, ideatrice del progetto, ha raccontato al pubblico un archivio che è insieme omaggio e memoria: i calchi delle mani dei grandi maestri artigiani e artisti italiani, conservati come simboli vivi di una cultura del fare che attraversa i secoli. Non è una coincidenza che questo progetto abbia trovato casa proprio a Gubbio e proprio in questo festival — perché molte delle storie custodite nell’archivio affondano le radici nel Medioevo, in botteghe che non hanno mai smesso di tramandare la loro arte di generazione in generazione.
A dare ulteriore spessore alla mattinata, la presenza di Alessandro Marzo Magno: giornalista e storico veneziano, autore di oltre venticinque libri, voce autorevole della divulgazione storica italiana. Un testimone d’eccezione per un progetto che dimostra come il restauro e l’artigianato siano capaci di rendere contemporaneo un tempo apparentemente lontano.






