Sabato 16 novembre 2024, la Sala Consiliare della residenza comunale e l’Arengo di Palazzo dei Consoli di Gubbio si sono riempiti ancora una volta di volti, voci e mani: le Mani Maestre, protagoniste di un progetto che in questi mesi ha saputo custodire, far emergere e restituire al presente l’arte del fare.
Il finissage non è stato una semplice chiusura, ma una vera festa collettiva. Un ritrovarsi per riconoscersi: nei racconti delle esperienze, negli sguardi condivisi, nella consapevolezza di aver costruito insieme qualcosa che rimane.
A inaugurare l’incontro, I racconti dei Maestri: storie di vite intrecciate al lavoro, a gesti tramandati, all’amore per il proprio mestiere. Voci diverse che hanno risuonato come un coro, ricordandoci quanto sapere c’è dentro una mano che sa fare.
Poi la luce ha avvolto il Palazzo dei Consoli. Il video mapping realizzato da Paolo Buroni, dedicato alla mostra e al progetto, ha trasformato la facciata in una trama viva di immagini e colori. Quando ci aveva fatto visita, Buroni aveva parlato dell’energia respirata qui, e aveva deciso di dedicarci il suo lavoro. Una scelta che abbiamo accolto con gratitudine e stupore. Le sue parole ci risuonano ancora:
“Quando si dice impossibile è semplicemente perché nessuno ci ha mai provato. Per me l’impossibile è una sfida: è lì che inizia il bello.”
La festa è proseguita nell’Arengo, dove la musica ha scaldato lo spazio e gli animi.
Le note di Diego Trivellini e della sua fisarmonicorchestra – 101 strumenti racchiusi in una sola fisarmonica – hanno aperto il cammino sonoro della serata.
A seguire, la voce intensa di Sara Jane Ceccarelli, accompagnata dal pianista tedesco Christian Pabst, ha intrecciato melodia e racconto, cantando le mani e la gioia del fare: un omaggio delicato e vibrante allo spirito del progetto.
Infine, come in ogni festa che si ricorda e si tramanda, un momento conviviale ha avvicinato ancora le persone, grazie alla cura de La Bottega Azzurra e di Lorenzo Diamantini.
Un progetto che continua a crescere
A una settimana di distanza, restano la bellezza, l’entusiasmo e la gratitudine.
Il finissage ha mostrato ancora una volta quanto questo progetto abbia saputo coinvolgere la comunità, divenendo luogo di incontro, memoria e relazione.
L’Archivio delle Mani Maestre rimane un progetto vivo, aperto, inclusivo.
Una casa accogliente per chi vuole avvicinarsi, raccontare, imparare, condividere.
Grazie a tutti coloro che c’erano, a chi ha partecipato, sostenuto, creduto.
Questa storia continua. E continua tra le mani.
Sabato 16 novembre 2024, la Sala Consiliare della residenza comunale e l’Arengo di Palazzo dei Consoli di Gubbio si sono riempiti ancora una volta di volti, voci e mani: le Mani Maestre, protagoniste di un progetto che in questi mesi ha saputo custodire, far emergere e restituire al presente l’arte del fare.
Il finissage non è stato una semplice chiusura, ma una vera festa collettiva. Un ritrovarsi per riconoscersi: nei racconti delle esperienze, negli sguardi condivisi, nella consapevolezza di aver costruito insieme qualcosa che rimane.
A inaugurare l’incontro, I racconti dei Maestri: storie di vite intrecciate al lavoro, a gesti tramandati, all’amore per il proprio mestiere. Voci diverse che hanno risuonato come un coro, ricordandoci quanto sapere c’è dentro una mano che sa fare.
Poi la luce ha avvolto il Palazzo dei Consoli. Il video mapping realizzato da Paolo Buroni, dedicato alla mostra e al progetto, ha trasformato la facciata in una trama viva di immagini e colori. Quando ci aveva fatto visita, Buroni aveva parlato dell’energia respirata qui, e aveva deciso di dedicarci il suo lavoro. Una scelta che abbiamo accolto con gratitudine e stupore. Le sue parole ci risuonano ancora:
“Quando si dice impossibile è semplicemente perché nessuno ci ha mai provato. Per me l’impossibile è una sfida: è lì che inizia il bello.”
La festa è proseguita nell’Arengo, dove la musica ha scaldato lo spazio e gli animi.
Le note di Diego Trivellini e della sua fisarmonicorchestra – 101 strumenti racchiusi in una sola fisarmonica – hanno aperto il cammino sonoro della serata.
A seguire, la voce intensa di Sara Jane Ceccarelli, accompagnata dal pianista tedesco Christian Pabst, ha intrecciato melodia e racconto, cantando le mani e la gioia del fare: un omaggio delicato e vibrante allo spirito del progetto.
Infine, come in ogni festa che si ricorda e si tramanda, un momento conviviale ha avvicinato ancora le persone, grazie alla cura de La Bottega Azzurra e di Lorenzo Diamantini.
Un progetto che continua a crescere
A una settimana di distanza, restano la bellezza, l’entusiasmo e la gratitudine.
Il finissage ha mostrato ancora una volta quanto questo progetto abbia saputo coinvolgere la comunità, divenendo luogo di incontro, memoria e relazione.
L’Archivio delle Mani Maestre rimane un progetto vivo, aperto, inclusivo.
Una casa accogliente per chi vuole avvicinarsi, raccontare, imparare, condividere.
Grazie a tutti coloro che c’erano, a chi ha partecipato, sostenuto, creduto.
Questa storia continua. E continua tra le mani.


















































